San Babila, poesia e vecchi camerati

Sanbabilini a San Babila, Camerati, Fascisti,  anni 70 Milano:      BAR EUROPA – AL CENTRO CON LA CAMICIA BIANCA RODOLFO CROVACE – Ricordi dei nostri vent’anni.

1968-2018     50 anni – Il ’68 fu anche “nostro”, ma il MSI questo non lo capì… Pazzesco!

Riporto un post ricevuto alcuni anni fa da un caríssimo amico e camerata e che solo oggi mi sono deciso a pubblicare

Salve a tutti !

Comprendere oggi cosa rappresentò per noi questa piazza di Milano negli anni settanta è piuttosto arduo.

L’impegno politico che coinvolse tutta quella nostra generazione non trova riscontro nei giovani d’oggi.

Furono anni di militanza a tempo pieno, di sofferenze e di violenza in cui tutti noi eravamo impegnati in una incessante lotta politica e fisica che ci unì creando legami indissolubili di fratellanza che il tempo non è mai riuscito a cancellare.

Di quella nostra mitica piazza vorrei così ricordare due carissimi amici e Camerati.

Il primo che ha scritto questa poesia dedicata ai Fratelli che hanno vissuto l’esperienza di San Babila.

Il secondo, amico indimenticabile ormai da anni in Sud America.

Grazie Cesare della poesia , della tua amicizia e della tua Fratellanza!

Ciao John John”, campione, anche tu “adesso così lontano” ma per sempre con noi!!!.

Andrea

Cesare Ferri

https://www.cesareferri.com/

John John

https://johnpezza.com/

SAN BABILA

poesia di Cesare Ferri

Di quegli incontri serali

con cari amici,

adesso così lontani

o già morti,

ricordo ancora la brezza

che mi pungeva la pelle

e il terso cielo primaverile

sopra la nostra grande piazza

ormai vuota.

Giocavamo col tempo accanto alle colonne

aspettando la notte

e poi l’alba,

facendoci beffe del sonno più intenso.

Dove sono ora i vivi e i morti?

Si era giovani, come nessuno lo è mai stato,

ma ci sentivamo anche tanto vecchi

da essere addirittura stanchi

della nostra grande piazza.

E non soltanto di quella.

Eravamo in pochi? In molti?

Che importanza ha,

eravamo noi,

così puliti, così pazzi,

così spaventosamente ingenui.

I portici sono ancora lì a ricordarmi,

ogni volta che passo,

i miei felici vent’anni

e i cari amici di allora,

adesso così lontani

o già morti,

ma sempre vivi,

nella mia memoria,

insieme a quelle chiare sere di marzo.

da: Divagazioni di un annoiato

(Cesare Ferri)

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Milano, San Babila, anni ’70: militanti della “destra radicale”. Nella storica foto si riconoscono da sinistra: Mario Marino, Gianni Ferorelli, un detenuto comune, “Mammarosa” Rodolfo Crovace e Maurizio Murelli (arrestato assieme a Vittorio Loi figlio del pugile per l’uccisione dell’agente Antonio Marino il 12/04/1973).

QUANDO SAN BABILA ERA LA TRINCEA CONTRO I COMUNISTI

Avevo 14 anni quando due amici, che allora si chiamavano «camerati», mi portarono in San Babila, in mezzo a tanti ragazzi più grandi che l’avevano trasformata nella trincea del neofascismo milanese.

Ricordo i bar che non ci sono più (i Quattro Mori) e quelli che hanno cambiato nome (Borgogna, Pedrinis, Donini) e l’idealismo mischiato alla violenza, il coraggio all’incoscienza, la protervia alla generosità di quelli che ho conosciuto bene e di quelli che ho solo incrociato.

Parecchi di loro non sono arrivati agli anni Ottanta. Alcuni (con le armi in pugno) ci hanno lasciato la pelle difendendo un’idea o buttando la propria vita. Retorica? Chiedetelo a chi li ha vissuti quegli anni, quando chi era di destra usciva di casa senza sapere se sarebbe rientrato.

Allora San Babila divenne un territorio da difendere strategicamente, nato dai fuoriusciti dalla Giovane Italia di Corso Monforte 13.

Contro il luogo comune che vuole i sanbabilini tutti fighetti e figli di papà si incrociavano così il mitico immigrato Mammarosa, concentrato di forza bruta e di sanguigna umanità che menava come un fabbro, e coloro che avrebbero fatto dell’etica e della politica una ragione di vita.

C’erano le Barrow’s e i RayBan ma anche Nietzsche ed Evola. Un mondo folle in cui si sovrapponevano diverse «San Babila», quella dei ragazzi per bene che bevevano il the al Motta e quella di chi ha fatto la cronaca e la storia.

«Dopo gli arresti per gli incidenti del 12 aprile ‘73 e per la strage di Brescia – mi ricorda Maurizio Murelli, oggi promotore dell’Editrice Barbarossa e della rivista Orion – la nostra San Babila è morta».

Eppure in quegli anni si respirava un clima naïf. «Come la sinistra ha rotto il cliché del comunista stalinista, noi abbiamo superato quello del vecchio fascista inventando un nuovo futurismo» chiosa Murelli.

Cesare Ferri – protagonista di quegli anni, oggi scrittore – ha descritto quei giorni nel romanzo Una sera d’inverno e dice: «Volevamo che la società bacchettona cambiasse e non cadesse in mani comuniste.

Dal canto loro i rossi ragionavano in modo uguale e contrario. Si scontravano due visioni del mondo». Di quel periodo mi sono rimaste amicizie profonde e sincere, che hanno superato la prova del tempo e che si nutrono di cose semplici. Per questo mi chiedo: a cosa serva riappropriarsi di San Babila?.

«San Babila è qualcosa di più che una piazza dove mettere un gazebo – mi dice Ferri -, è un lungo elenco di nomi e dietro ci sono storie di ragazzi uccisi o con la vita disintegrata dalla repressione.

Tutti dimenticati, vivi e morti. Manifestino pure, ma sappiano che chi allora c’era davvero, considera questo un riconoscimento tardivo. Lo dico senza risentimento ma, casomai, con un po’ di tristezza».    (Antonio Lodetti – Il Giornale)

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Camerati – Milano – Corso Monforte 1970

INDIAN SUMMER 70 – C’ERA UNA VOLTA SAN BABILA

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Indian summer ’70. C’era una volta San Babila
Maurizio Murelli
Editore: AGA (Cusano Milanino)
Anno edizione: 2015
Pagine: 400 p., Brossura

San Babila, anni ’70: in questa piazza al centro di Milano un gruppo di amici accomunati dalla passione politica trascorre una parte della giovinezza in un turbinìo di avventure sospese fra militanza estrema e spensierata goliardia. Quarant’anni dopo, uno straordinario concatenarsi di drammatici eventi li porta a ritrovarsi e a rinnovare il vincolo dell’antico cameratismo: l’autunno della loro esistenza sboccia imprevisto e il gruppo vivrà in pienezza una travolgente Indian Summer. Il romanzo a cui Maurizio Murelli lavorava da anni… finalmente vede la luce. La voce di un protagonista diretto, il racconto di un’e’poca di sogni e ideali, di visioni lontane…. Dei protagonisti di “quei tempi”, ben pochi hanno mantenuto gli stessi ideali e le stesse “visioni”. Maurizio è uno di questi. Vivamente consigliato dallo staff di casualnonconforme.

 CESARE FERRI – I RAGAZZI DI SAN BABILA

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Cesare Ferri – San Babila La nostra trincea – Edizioni Settimo Sigillo – Euro 25.

Antonio Lodetti per “il Giornale”

«Qui non ci sono suggerimenti né politici né ideologici perché altro era il mio scopo: raccontare la storia dei ragazzi di San Babila, tra i quali c’ero anch’ io, che hanno combattuto per un ideale». Questa è la frase centrale della prefazione di Cesare Ferri al suo romanzo storico-autobiografico San Babila. La nostra trincea

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Cesare Ferri

Finalmente, un vero spaccato, senza voli pindarici e millanterie, su quello che fece il neofascismo milanese (si noti che Ferri non scrive mai «sanbabilini», termine coniato dai media, ma sempre «fascisti») negli anni ’70.

Ferri e i suoi camerati non volevano essere travolti dall’ ondata rossa che partendo dalla Statale aveva sconvolto Milano. Da qui nasce il racconto di una gioventù ribelle e violenta unita da un fedele attaccamento all’ idea di fascismo.

Ferri racconta le sue battaglie in piazza insieme a Giancarlo Esposti (poi morto nel noto conflitto a fuoco coi carabinieri a Pian del Rascino), con Gianni Nardi, con il «mazziere» Mammarosa e con tanti personaggi ormai morti e dimenticati come Riccardo Manfredi e Marco Petriccione…

Racconta dei suoi coltelli, delle sue pistole, dei suoi attentati prima con le SAM (Squadre Azione Mussolini) poi con Ordine Nero, del rapporto fedele e sincero (al limite del fanatismo) che lo legava ai camerati nelle varie azioni.

Sembra un mondo lontano anni luce, ma a quei tempi se si aveva la «colpa» di portare le scarpe Barrows o i RayBan calati sul naso, si rischiava di farsi spaccare la testa a colpi di spranga o di «Hazet 36», quindi i ragazzi di San Babila – che erano in netta minoranza rispetto ai rossi – hanno deciso di difendersi con la violenza. E fu una sorta di guerra civile…

COMMENTO DI PIGI ARCIDIACONO

Perché sia importante il romanzo di Cesare Ferri: “SAN BABILA – La nostra trincea” (che toccherà leggere e incrociare con il primo tomo di Maurizio Murelli) ce lo spiega un altro scrittore che di quella comunità ha fatto parte, Pigi Arcidiacono.

In primis, Ferri è bravo Autore: ha pubblicato molti romanzi e scritto testi teatrali: scrivere è il suo “mestiere”, non è un improvvisato al quale a un certo punto sovviene il desio di narrare le sue storie di gioventù.

Ferri è uomo di Filosofia raffinata, cosa importante nel mantenere vivo il realismo dei “personaggi” seppur insegnando qualcosa che nella mediocrità quotidiana dei più può sfuggire.


Cesare Ferri, “Cesarino” per alcuni, piazza San Babila l’ha vissuta davvero (dall’inizio alla fine): era poco più di un ragazzino quando frequentava la sede della “Giovane Italia” in corso Monforte (nel 1968) ed è rimasto lì, sotto ai portici, sino (praticamente) alla fine della “vera” San Babila, nel 1973/1974.


Ferri è stato vittima di una repressione insensata e accusato ingiustamente a tal punto che a un certo momento qualcuno ha pensato (giustamente) che dovesse essere risarcito.
– Cesare ha nel cuore i ragazzi di allora. Tutti. Quelli che sono ancora vivi e quelli che non ci sono più. Li ha nel cuore davvero.

Il libro di Ferri (pur essendo un romanzo) è un importante strumento storico. Non fa parte di quel “revisionismo di parte” (anche se potrebbe apparire così), ma di quella “lettura” storiografica sopita e “repressa” dai poteri forti che, come si dice, “essendo vincenti, la storia la scrivono”…
– Ferri ha meditato a lungo questo scritto. Chi lo conosce sa che era contrario a narrare le storie di San Babila, forte di quella saggezza che è virtù e riconosce quando sia giusto parlare e quando sia giusto tacere.

In ultimo… Ferri è mio amico (quindi fidatevi).

“SANBABILINI” – Un bellissimo libro di Pierluigi Arcidiacono. Vale la pena leggerlo. Grazie Pigi!!!

UNA PIAZZA COME ROCCAFORTE: UN LIBRO RACCONTA LA STORIA DEI “SANBABILINI”

Pierluigi Arcidiacono

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Commento di Roberto Derta – 6 dicembre 2017

Roma, 6 dic – Raggiunge finalmente le librerie Sanbabilini, il saggio storico di Pierluigi Arcidiacono che narra le vicende dei giovani fascisti milanesi che della piazza più centrale di Milano – piazza San Babila – fecero la propria “roccaforte” alla fine degli Anni Sessanta e negli Anni Settanta. Il volume era atteso da tempo (più di due anni), ma l’Autore ha voluto lasciare la precedenza a due protagonisti di quelle vicende e ai loro libri: “Indian Summer ’70 – C’era una volta San Babila” (A.G.A. – 2015), di Maurizio Murelli; e San Babila – La nostra trincea”, di Cesare Ferri, edito nel 2016 dallo stesso Editore di Arcidiacono (edizioni Settimo Sigillo). Inoltre, come spiega lo stesso Autore per spiegare il ritardo: “La fiducia è qualcosa che si deve meritare e si deve conquistare, alcune persone, prima di confidarsi, hanno voluto conoscermi”.

Il contesto storico e politico è noto: in quegli anni, i comunisti, i “rossi” delle varie organizzazioni extraparlamentari (ma non solo), definiti i “cinesi”, imperversano in tutta la città: tutte le strade e tutte le scuole e le università sono loro. Lo “spazio” a chi non sia comunista viene negato: con la violenza. In una piccola sede di corso Monforte della “Giovane Italia” (organizzazione vicina al M.S.I.), tra il 1967 e il 1968, nasce spontanea l’idea di sopravvivenza: la “difesa del territorio”. Idea che si afferma più che mai nel 1970, quando la sede viene chiusa e alcuni dei ragazzi decidono di fermarsi, a tutti i costi, nella “loro” Piazza. Impossibile ricostruire la storia di piazza San Babila e dei Sanbabilini: sono centinaia di racconti ed episodi… Impossibile anche perché le cronache dell’epoca erano talmente faziose o volutamente “offuscate” che nel rileggerle si riproporrebbe la falsità storica che ne era tipica.

L’Autore – pur avendo avuto, da giovanissimo, una breve esperienza in piazza San Babila – ha provato a essere obiettivo nella sua ricostruzione. Forse questo è stato il suo fallimento: la faziosità culturale di quegli anni non gli ha permesso di approfondire (nella prima parte del libro) la sua revisione storica come avrebbe desiderato. Nella seconda parte l’Autore ha dedicato dei “quadri” a singoli protagonisti di allora: alcuni famosi, altri sconosciuti, un Magistrato e anche un “avversario” (o meglio: un “nemico”)… Talvolta intervistandoli direttamente.

Nella nota introduttiva del libro di Arcidiacono si legge: “…si è letto e si leggerà la parola ‘Sanbabilini’ scritta con la lettera maiuscola, frutto della cultura e della sensibilità proprie dell’Autore che, laddove percepisce che un uomo combatte o ha combattuto col solo scopo di affermare la propria identità e irriducibilmente senza possibilità di vittoria, desidera affermare che costui meriti il rispetto di coloro che sanno ancora assaporare il gusto della Nobiltà Aristocratica.”.

Un forte elogio di quei ragazzi di allora, considerati, invece, il peggio del peggio, eppure, Pierluigi Arcidiacono ci tiene ad affermare che il suo “è un libro storico. Non politico. Sociologico e storico. Perché ho cercato di capire e ho cercato di raccontare. Tutto qui”.

“SANBABILINI – LETTURE, STORIE E RICORDI”, di Pierluigi Arcidiacono – (edizioni Settimo Sigillo – Collana Sangue & inchiostro – 480 pagine, inserto iconografico in bianco e nero di pagine XXXII.

La divulgazione delle opere riportate in questo articolo ha scopo esclusivamente cameratesco e pubblicitario. Per il loro acquisto si prega di contattare le rispettive Case Editrici.

5 pensieri riguardo “San Babila, poesia e vecchi camerati

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  1. ……che ricordi pazzeschi e bellissimi. Io ero iscritto al FDG. Sotto nella Sede, stavo da “dio” a volte anche adrenalina allo stato solido, quando fuori c’era la manifestazione dei Katanga. Rifarei TUTTO. GRAZIE AMICI sono tornato indietro di 45 anni.

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